L’antieconomicità è giustificata dalla crisi del settore

La CTR Puglia con la sentenza n. 247/23/2013 ha stabilito che le difficoltà del settore economico in cui opera il contribuente giustificano il comportamento apparentemente antieconomico. La vicenda trae origine da un avviso di accertamento avente ad oggetto l’anno di imposta 2011 con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva accertato maggiori ricavi rispetto a quelli dichiarati con conseguente applicazione di maggiore Ires, Iva e Irap.

In CTP, ove era risultato vittorioso, il contribuente si era difeso facendo rilevare che l’anno oggetto di accertamento era stato caratterizzato da una crisi generalizzata del comparto turistico dovuta, a livello microeconomico, a una flessione nel livello medio dei prezzi in virtù della proliferazione incontrollata di agriturismi e bed and breakfast. A livello macroeconomico, invece, il diffondersi dell’epidemia Sars e la difficile situazione di sicurezza internazionale hanno certamente influito sull’andamento dei ricavi; inoltre si è dovuto prendere atto del mutamento della clientela (meno clientela business) venendo meno i segmenti di mercato quali convegnistica e banchetti. Il contribuente quindi ha giustificato le perdite affermando anche che, a causa dell’assenza di moderni sistemi tecnologici di gestione, non aveva ridotto il personale a fronte della contrazione dei ricavi.

La CTR respinge l’appello dell’ufficio e conferma la sentenza della CTP facendo proprie le argomentazioni del contribuente. Ad avviso dei giudici di seconde cure “Attraversando una situazione economica disagevole la società non ha potuto effettuare investimenti nel rinnovamento della struttura alberghiera  e ha dovuto continuare a sfruttare al meglio quella già esistente, che richiede l’impiego di maggiore personale.  I comportamenti della società risultanto pertanto ampiamente giustificati al punto che, in assenza di prova contraria, non può esserle imputata una condotta antieconomica”.

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