Rapporti difficili

Si riporta di seguito un interessante articolo di Massimiliano Tasini tratto dal quotidiano Euroconference News nel quale viene evidenziato come anche il rapporto tra Agenzia delle Entrate ed Equitalia è causa di negazione di taluni diritti che vanno riconosciuti al contribuente. E’ ormai urgente che il legislatore intervenga affinché il rapporto tra fisco e contribuente divenga finalmente paritario.

di Massimiliano Tasini – sabato 11 aprile 2015

Dopo un momento di forte attenzione, la sensazione è che il dibattito sul ruolo di Equitalia sia uscito dalla scena, ma è certo che i problemi sono sempre gli stessi.

Non vogliamo qui tornare sulla annosa questione dell’opportunità che Equitalia sia o meno accorpata in seno all’Agenzia delle Entrate (Area Controllo, Area Legale, Area Riscossione); il punto è piuttosto che, se si ritiene politicamente utile o necessario mantenere Equitalia autonoma, è non solo utile, ma addirittura necessario delineare procedure chiare, trasparenti ed uniformi per evitare disagi o addirittura danni in capo ai contribuenti.

Alcuni semplici episodi di pratica professionale potranno far meglio comprendere.

Si ponga il caso che un contribuente, ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, abbia prodotto ricorso con contestuale istanza di sospensione cautelare ai sensi dell’art. 47 del D. Lgs. n. 546/ 1992, istanza poi integralmente accolta dalla Commissione Tributaria Provinciale.

Se nell’udienza di merito la Commissione Tributaria poi respinge il ricorso, la sentenza è esecutiva e dunque la sospensione viene meno.

La prima questione che si pone è che il contribuente sarà tenuto a corrispondere gliinteressi di mora: una previsione a dir poco medioevale, nell’appena ovvia considerazione che se il Giudice aveva accolto in prima istanza la richiesta di sospensione, detta richiesta non doveva poi essere del tutto insensata (si rammenta, al riguardo, che l’istanza di sospensione cautelare può essere accolta alla congiunta presenza di due requisiti, ovvero il danno grave ed irreparabile, nonché, per quanto qui interessa, la fondatezza della domanda).

Questa questione, tuttavia, può essere risolta solo sul piano normativo (e ci vorrebbe davvero poco).

Ma la vera domanda è: quando l’Agenzia delle Entrate comunicherà ad Equitalia l’esito del processo?

Il problema si pone perché Equitalia, normalmente, non è parte di quel processo, eppure è il “braccio operativo” dell’Agenzia: in un processo in corso, è possibile passino mesi prima che l’Agenzia dia all’ente della riscossione questa comunicazione, dal cui esito dipende la ripresa dell’obbligo del contribuente di proseguire nel piano di rateazione in corso.

A questa prima considerazione si potrebbe facilmente obiettare che la sentenza è immediatamente esecutiva, e che pertanto il contribuente potrebbe riprendere a pagare di sua sponte: di certo, Equitalia non rifiuterebbe un pagamento, pur in presenza di una sospensione.

Ma quel contribuente ha diritto di sapere quando l’Ufficio passerà ad Equitalia quella comunicazione, ha diritto di conoscere l’entità degli interessi di mora e come, con chiarezza, gli stessi siano stati calcolati.

Ma soprattutto, quando la sentenza accoglie parzialmente il ricorso, il contribuente ha diritto di sapere come le somme dovute siano state riliquidate, come gli interessi siano stati calcolati ed ha parimenti diritto ad essere diretto destinatario di tutte le comunicazioni tra Ufficio ed Equitalia (e viceversa) che lo riguardano e che incidono sulla sua sfera patrimoniale e personale. Ha diritto di conoscere quali siano le regole operanti per la riformulazione del piano di rateazione, sia che le rate debbano aumentare, sia che debbano essere ridotte; ha diritto di conoscere quali siano i criteri di imputazione delle somme pagate quando il piano di rateazione si modifica.

Ha tanti diritti e fa una fatica enorme a capire.

Sullo sfondo, ci pare di osservare che talune competenze in materia di atti esecutivi stiano silenziosamente “scivolando” dal livello provinciale a quello regionale, al punto che il livello provinciale sembra affermare di non avere più il controllo di determinate situazioni.

Addirittura, dall’una e dall’altra competenza territoriale emergono orientamenti contrastanti e comunicazioni inattese notificate direttamente ai contribuenti, i quali chiamano “inferociti” i propri consulenti, i quali a loro volta avevano preso, evidentemente in perfetta buona fede e trasparenza, accordi con i funzionari del livello provinciale.

Abbiamo urgentissimo bisogno di un tavolo per discutere di questi problemi: con chi ha competenze tecniche ed il potere di decidere.

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