Maria Giuseppina Raffaele

L’Agenzia delle Entrate perde il giudizio ma le spese sono compensate

La Corte di Cassazione (Ord. n. 13520 del 02.07.2020) ha statuito che le spese di lite possono essere compensate anche se il ricorso per Cassazione proposto dall’Ufficio è infondato.

La vicenda trae origine dalla contestazione nei confronti di un contribuente al quale venivano accertate maggiori imposte dirette per la cessione di in terreno sulla base del valore definito ai fini dell’imposta di registro. L’atto impositivo veniva impugnato dal contribuente il quale, tra l’altro, forniva la prova documentale dell’effettiva somma incassata dalla cessione. In primo grado il ricorso veniva respinto ma la decisione veniva riformata in appello cosicché l’Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione lamentando l’errore della CTR per non aver attribuito alla definizione ai fini del registro valore di presunzione qualificata, con inversione dell’onere della prova in capo al contribuente.

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Udienze a distanza anche nel processo tributario

Si attende solo il parere del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, per varare il provvedimento con le «regole tecnico operative per lo svolgimento delle udienze attraverso collegamenti da remoto», ossia attraverso internet. Il testo, a firma del direttore generale delle finanze Fabrizio Lapecorella, è già pronto. Salvo diverse valutazioni del massimo organo della giustizia tributaria a breve potrebbe andare in pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

L’intenzione è di superare le limitazioni dovute all’epidemia da Covid-19. Di certo c’è che anche col decreto del Mef non è detto che tutte le problematiche siano aggirate. In ambienti della giustizia tributaria si ritiene che, comunque, non sono prevedibili tempi brevi per l’apprestamento e la predisposizione della strumentazione tecnica adeguata per lo svolgimento delle udienze online.

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L’applicazione dell’IVA in caso di solidarietà alimentare

A seguito dell’Ordinanza della Protezione Civile n. 658 del 29/03/2020 i Comuni hanno dovuto gestire l’emergenza alimentare quale conseguenza dell’epidemia da COVID-19.

Le tipologia di interventi messi in campo dai comuni si possono così riassumere:

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DPCM 22.03.2020 – ATTIVITA’ SOSPESE O AMMESSE DAL 26.03.2020 AL 03.04.2020

In data di ieri 22.03.2020 il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha firmato il DPCM, pubblicato nella GU n. 76 della stessa giornata, con il quale vengono adottate ulteriori restrizioni al fine di contrastare l’emergenza sanitaria da COVID-19. In particolare, nell’allegato 1 al Decreto vengono individuate, per il tramite dei codici ATECO, le attività che non resteranno sospese e che dunque potranno continuare la loro attività, nel rispetto di quanto stabilito dal Protocollo sottoscritto tra Governo e parti sociali il 14.03.2020 in materia di sicurezza a seguito della diffusione del contagio da COVID-19.

Tutte le altre attività non presenti nell’allegato 1 al Decreto dovranno terminare l’attività entro il 25.03.2020 con conseguente sospensione della stessa dal 26.03.2020 al 03.04.2020.

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Informativa COVID-19

Si informa la gentile clientela di prendere visione dell’informativa COVID-19 allegata.

Lo studio rimane a disposizione per i chiarimenti del caso.

informativa-studio-covid-19

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La Gdf stringe sul Reddito: 2.706 percettori sotto la lente

Sono oltre 2.706 i cittadini passati al setaccio dalla Guardia di Finanza come beneficiari del reddito di cittadinanza ma senza però averne potenzialmente alcun diritto. Di questi sono 184 le posizioni che dall’incrocio delle banche dati hanno ottenuto il punteggio più alto (pari a 100) e a cui i reparti delle Fiamme Gialle andranno a bussare con la quasi assoluta certezza di stanare un truffatore. Per altri 408, invece, il livello di rischio ha prodotto un punteggio poco più basso (80) con almeno uno dei valori incrociati con i requisiti richiesti per ottenere la prestazione sociale agevolata. A questi si aggiungono altri 2.030 cittadini e 78 datori di lavoro che, dall’incrocio delle banche dati, sono usciti come soggetti a rischio da controllare.

È quanto emerge dall’analisi operativa di rischio denominata «Reddito di cittadinanza» realizzata dal nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza. All’elenco dei furbetti del reddito di cittadinanza si devono aggiungere anche 172 società messe sotto osservazione dal Nucleo speciale entrate nel progetto «Sommerso da lavoro-Reddito di cittadinanza». Di queste 172 società, da cui emergono licenziamenti e dimissioni sospette finalizzate al solo scopo di ottenere il Rdc, sono 6 quelle già inserite nell’elenco dei percettori ad altissimo rischio di frode, portando il totale a 190 soggetti che, come detto, hanno ottenuto nel corso dell’analisi di rischio il punteggio più alto.

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A ogni contribuente il proprio rating di affidabilità fiscale

Il giudizio di affidabilità fiscale emergerà alla fine di un vero e proprio processo di valutazione progressiva che prenderà avvio dal riscontro tra le risultanze dell’anagrafe dei rapporti finanziari e quanto dichiarato al Fisco da ogni singolo contribuente. Questo primo giudizio verrà poi implementato facendo ricorso alle altre informazioni presenti nelle banche dati dell’anagrafe tributaria tra le quali, per i soggetti obbligati, anche le risultanze dei nuovi indicatori sintetici di affidabilità fiscale. Queste nuove procedure di selezione e analisi del rischio di evasione emergono dalla lettura di alcune disposizioni contenute nella legge di Bilancio 2020 e nel collegato fiscale (D.L. 124/2019).
L’enfasi posta dal legislatore nella manovra di bilancio 2020, sul potenziamento delle attività di selezione dei contribuenti ai fini del contrasto all’evasione, risponde a un’esigenza che diviene sempre più pressante per lo Stato: migliorare l’efficacia e l’efficienza dei controlli fiscali. Negli ultimi 5 anni, infatti, la c.d. “maggiore imposta accertata media” per ogni attività di verifica fiscale ha evidenziato preoccupanti segnali di ribasso.
Tornando alla manovra di bilancio e alle analisi del rischio di evasione fiscale, sono almeno 3 gli elementi che devono essere attentamente esaminati.
In primo luogo le disposizioni in commento puntano con decisione all’utilizzo di specifiche tecnologie allo scopo di facilitare l’individuazione di specifici profili di rischio di evasione. Si tratta, in particolare, di nuove tecnologie informatiche attraverso le quali l’Amministrazione Finanziaria potrà analizzare milioni di informazioni presenti nell’anagrafe tributaria. Le implementazioni delle informazioni a seguito della fatturazione elettronica impongono l’utilizzo di nuove e più efficaci tecniche di indagine allo scopo di individuare e selezionare i contribuenti in chiave antievasione.
Altro elemento che emerge dalla lettura della manovra 2020 è il superamento, più o meno generalizzato, di alcune misure di tutela dei dati personali dei contribuenti attraverso l’introduzione di una deroga espressa alla normativa di riferimento (D.Lgs. 196/2003) e il contemporaneo utilizzo di uno pseudonimo (una sorta di QR-code) in luogo del codice fiscale del contribuente.
L’ultimo elemento portante delle future azioni di contrasto all’evasione contenute nella manovra 2020 riguarda la centralità che viene attribuita all’archivio dei rapporti finanziari. È da tale banca dati, sempre più nucleo centrale dell’anagrafe tributaria, che partiranno tutte le future attività di analisi del rischio e di selezione dei contribuenti per Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza.
Del resto la delicatezza e l’importanza delle informazioni contenute in tale partizione dell’anagrafe tributaria (finora sottoutilizzata rispetto alle sue reali potenzialità) non possono non essere considerate di estrema rilevanza ai fini di un primo sintetico giudizio circa l’“affidabilità” fiscale del contribuente.
Tali dati diverranno infatti il primo step nel processo di costruzione del rating di affidabilità fiscale di ogni singolo contribuente. Se dall’esame di questa prima banca dati dovessero emergere profili di criticità sulla posizione del contribuente, allora l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza potranno procedere con l’esame delle informazioni presenti in altre banche dati dell’anagrafe tributaria al preciso fine di attribuire un rating complessivo di affidabilità fiscale del contribuente.

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Dal 01/01/2020 obbligo di scontrino telematico per tutti

Di seguito pubblichiamo l’articolo tratto dall’edizione odierna di Fiscooggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, concernente il nuovo obbligo decorrente dal 01.01.2020.

Rispetto a quanto indicato nell’articolo, si aggiunge che i contribuenti che non hanno ancora provveduto a dotarsi di RT ovvero che non hanno ancora adeguato quello attualmente in uso, godranno di un periodo di moratoria che terminerà il 30.06.2020. Entro tale data dovranno obbligatoriamente provvedere a dotarsi di RT ovvero ad adeguare l’attuale registratore di cassa; nel frattempo potranno continuare a rilasciare lo scontrino fiscale tradizionale ovvero la ricevuta fiscale ma dovranno provvedere ad effettuare la trasmissione telematica del totale giornaliero, anziché della singola operazione, entro il mese successivo, senza l’applicazione di sanzioni nonché continuare ad utilizzare il registro dei corrispettivi.

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L’impatto degli ISA sull’attività di accertamento

Conclusa la prima esperienza di applicazione degli ISA, il cui debutto nel panorama tributario è stato a dir poco turbolento per le ben note vicende che hanno caratterizzato l’avvio di tale strumento, è il momento di fare le prime considerazioni in merito all’utilizzo degli ISA da parte dell’Agenzia delle Entrate nell’ambito dei propri poteri accertativi.

E’ opportuno ricordare preliminarmente che gli ISA, al contrario degli studi di settore, non sono uno strumento di accertamento, bensì uno strumento di selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo. L’art. 9-bis del DL 50/2017 stabilisce infatti che gli ISA sono istituiti al fine di “favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili e di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e il rafforzamento della collaborazione tra questi e l’Amministrazione finanziaria, anche con l’utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali”. Come si può vedere l’approccio rispetto agli studi di settore è notevolmente diverso in quanto viene introdotto uno strumento la cui finalità è quella di invitare il contribuente ad assolvere correttamente gli obblighi fiscali a proprio carico.

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Il contribuente ha diritto al rimborso mediante la presentazione della dichiarazione integrativa a favore ovvero mediante apposita istanza.

Con la Sentenza n. 19002 del 19/07/2019 la Corte di Cassazione, confermando il proprio orientamento già espresso sin dalla decisione delle SS.UU. 13378/2016 e poi ribadito attraverso altri arresti giurisprudenziali (ex multis Cass.  11507/2018, 27583/2018, 30679/2018 e 7389/2019), ha stabilito che il contribuente che versa delle somme in eccesso ha diritto a recuperarle attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa ovvero attraverso la presentazione di apposita istanza di rimborso.

La vicenda di cui si è occupata la Suprema Corte riguardava una società la quale aveva presentato istanza di rimborso per IRAP versata in eccesso rispetto a quanto effettivamente dovuto e avverso la quale l’Agenzia delle Entrate aveva opposto il silenzio-rifiuto, impugnato dalla contribuente. Nel giudizio di primo grado la CTP di Milano (Sent. 165/09/2010) dà ragione alla contribuente ordinando all’Agenzia delle Entrate di effettuare  il rimborso. Avverso tale sentenza l’ufficio propone appello presso la CTR Lombardia la quale (Sent. 138/27/13) ne accoglie il ricorso negando che nel caso de quo ci fossero i presupposti per presentare l’istanza di rimborso poiché era necessaria la presentazione della dichiarazione integrativa.

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